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| Promozione della salute e riduzione del rischio HIV nella popolazione gay, lesbica e bisessuale |
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Intervista a Piero Versace sulla prevenzione AIDS secondo il Leather Club MilanoChe cos’è il Leather Club Milano?Il Leather Club Milano è un’associazione apartitica esclusivamente gay che si ispira alle tematiche leather e fetish. Il Club è nato ufficialmente il 1° gennaio 1990 con la denominazione Italia Moto Club; dal 1992 siamo affiliati alla Confederazione Europea dei gruppi leather (ECMC) e dal 18 ottobre 1996 abbiamo cambiato il nome in quello attuale, ritenuto più idoneo a identificare il nostro Leather club. Nel 1997, in collaborazione con il club svizzero “Loge 70”, abbiamo curato la realizzazione di “Enjoy Safe Sex”, un manuale di sesso sicuro rivolto a coloro che amano il mondo leather e l’S/M, distribuito in 5.000 copie in Italia e nella Svizzera italiana. Attualmente il Club, che riunisce circa 35 iscritti e numerosi simpatizzanti, pubblica a cadenza bimestrale il bollettino d’informazione “Leather Clubs Magazine” che viene distribuito presso i maggiori locali e punti di ritrovo gay italiani e pubblicato anche on-line sulle nostre pagine Internet www.lcmilano.com/magazine.php Il fenomeno leather è uno stile di vita di per sé non necessariamente e non solo GLBT. Che cos’è un leatherman? Storicamente parlando, un leatherman è "un'icona gay, diffusa dall'artista Tom of Finland, i cui personaggi ipermascolinizzati sintetizzano, mitizzano ed esasperano l'eroismo, l'erotismo ed il talento sessuale di bikers (motociclisti), boscaioli, poliziotti, marinai e cowboys". Evidentemente, quanto di più distante e poco genuinamente ‘mediterraneo’ ed italico si possa immaginare… Nello slang gay, un leatherman è un membro di una subcultura ben definita la cui vita sessuale e sociale ha come icona il cuoio nelle varie forme di “harness”, cinghie, "chaps”, stivali, etc. Ma è la stessa persona che diventa un'icona, quando viene denominata appunto leatherman: di volta in volta - più o meno erroneamente - icona di machismo (di fatto solo apparente), o di sadomasochismo (pratica questa che spesso ‘si appoggia’ all'iconografia leather, ma che non ne costituisce affatto l'essenza), o di pratiche sessuali comunque definibili hard o estreme - seppure non necessariamente unsafe - oppure - nei casi in cui l'oggettistica da accessorio diventa oggetto dell'attenzione sessuale - un feticista del cuoio, etc etc... Un leatherman, in quanto persona con una sua propria consapevole vita sessuale, può evidentemente ritrovarsi di volta in volta in tutto od in parte in una, più d'una, tutte o altre ancora di queste definizioni: sebbene, evidentemente, nessuna di queste sia di per se' sufficiente a caratterizzare un leatherman. Una definizione molto sintetica, apparentemente paradossale identificherebbe i leathermen in "un genere estremamente specializzato di Drag Queens": pur non essendo un esperto del fenomeno Drag Queen, pur temendo le etichette da poche parole applicate a interi stili di vita, e pur restando con alcune forti perplessità in proposito, tuttavia, non mi sentirei di bocciare in toto questo tipo di approccio, che se spaventa un po' il ‘gallo’, intriga parecchio la mia componente più ‘illuminata’… Un'altra sintesi e invece offerta, in maniera più verosimile e rassicurante, dalla stessa bandiera leather: secondo Stacey, Ms. (cioè donna) National Leather Association International 1996, il cuore rosso rappresenta l'amore, e la riga bianca la purezza (non spiegò cosa intendesse per purezza, ma l'interpretazione e nel senso di amore aperto, sincero e consensuale). Il nero rappresenta invece il cuoio, mentre il blu sta per il denim - entrambi materiali comunemente usati dalla comunità leather - sebbene ci sia chi preferisce ricollegare il nero al codice dei colori che identifica i rapporti di dominazione/sottomissione ed il blu a quello indicante la penetrazione sessuale: ma queste sono interpretazioni secondarie, derivate, superficiali, o comunque a mio vedere volgarizzazioni ‘di comodo’ o di business. Un leatherman è una persona che si riconosca in questi elementi. Al di là di queste e mille altre possibili etichettature, infine, forse può tornare utile cercare di vedere cosa non è un leatherman: non è una persona effeminata; non è però nemmeno ossessionata dal dover dimostrare la propria virilità - se non come ‘gioco’; non è una persona violenta; non è una persona che apprezzi le firme della moda - sebbene a sua volta si sia creato un suo proprio specifico, articolato e spesso rigoroso ‘guardaroba’; non è una persona che metta le questioni di sesso sopra i sentimenti umani; non è una persona per cui la sessualità sia un elemento secondario. Parliamo ora di prevenzione HIV. Qual è, da questo punto di vista, il ‘target leather italiano’? Direi che sono tre le caratteristiche principali: fascia d’età mediamente dai 30-35 anni in su; prevalentemente felice autoaccettazione, quando non orgoglio’; sessualità a forte orientamento fetish, spesso – ma NON necessariamente – a carattere genitale. Considerando l’età media, siamo generalmente dei ‘sopravvissuti’ al primo grande attacco, ed apparteniamo evidentemente al gruppo generazionale di ‘quelli del sesso prima dell'HIV’. Conosciamo, per averlo vissuto, ‘che effetto fa fare sesso come allora"’, e quindi non possiamo essere sensibili alla ‘curiosità’ della cosa - e conosciamo anche cosa vuol dire assistere impotenti mentre alcuni dei nostri più cari amici diventavano dementi e/o ciechi, restavano abbandonati, e finalmente morivano. Di AIDS. E abbiamo resistito fino all'avvento dell'HAART, che ha vigorosamente ed indiscutibilmente risollevato le aspettative e la qualità della vita per chi è sieropositivo: formidabile - ma se ci limitassimo solo a queste considerazioni, e ci illudessimo di essere al sicuro, saremmo dei pazzi, se non dei criminali. Non abbiamo la curiosità, ma abbiamo la ‘nostalgia’: nostalgia di tempi oggettivamente diversi per cultura, e soprattutto soggettivamente diversi per il fatto che avevamo 20 anni di meno. Di per sé non una colpa, né un atteggiamento pericoloso - quantomeno quando si ha la consapevolezza che si tratta di un ricordo che appartiene al passato: ma il rischio oggi è quello di lasciarsi andare al desiderio di rivivere quella vita, considerando magari l'ipotesi dell'HAART alla stessa stregua di una terapia antiulcera un po’ particolare e l'infezione da HIV poco più di una sinusite cronica. E non è un rischio poco probabile: siamo umani, anche se ci piace giocare a ‘fare le figurine di Tom of Finland’ - e seguiamo i media, anche se ci piace aborrire glamour, trend e fashion. Ci sono differenze, a tuo parere tra il fare prevenzione AIDS con MSM leather e con MSM non-leather? Forse dato l’orientamento non strettamente genitale delle pratiche sessuali leather cui accennavo in precedenza, trovo inutilmente faticoso limitare l’approccio alla prevenzione/riduzione rischio AIDS/HIV, e quindi lo estendo alle MST in genere – ferma restando la ben diversa gravità, incidenza e natura delle varie patologie. Considero che nel nostro specifico caso, essendo di nicchia, forse abbiamo vita più facile che non voi, che verosimilmente dovete rivolgervi ad un target generico ed esteso. Ma forse il punto sta solo li': davvero ‘dovete’? E' solo un suggerimento - o meglio ancora, ancor meno: una autentica domanda: anziché un progetto generico mirante un po' a tutti - e col rischio di raggiungere pochi - non potreste puntare ad un insieme di progetti, ciascuno mirato ad un target ben specifico? Ci sono alcune differenze, innanzitutto, per quanto riguarda le risorse: le nostre sono necessariamente minori in termini di visibilità, corretta percezione del fenomeno, impatto mediatico. La comunità leather italiana, pur non essendo ‘sommersa’ né tantomeno clandestina, è comunque minoritaria rispetto ad altre componenti GLBT. A ragione o a torto, percepisco l’icona ‘gay’ italiana senz’altro più assimilabile al modello fashion-trendy, e quella televisiva in genere orientata alle Drag Queens. E ahimè quella ‘politica’ sempre più incline a favorire un’omosessualità ‘coperta’, castrata e comunque relegata a mera componente individuale e non certo ‘politica’, appunto. L’aspetto leather – quando trattato – viene preferibilmente identificato o con un trend di moda, o con il sadomasochismo, o comunque con stili di vita ‘altri’, che di fatto con la (sub)cultura leather nulla hanno a che vedere. Contemporaneamente, all’interno della comunità leather vera e propria è forse richiesto uno sforzo minore nel dover focalizzare temi e problemi, in quanto essi sono verosimilmente almeno in parte già conosciuti, ed il target è relativamente più omogeneo sia dal punto di vista generazionale, che culturale e scolare. Parlando ora di difficoltà, premesso che la stessa comunità GLBT non-leather non naviga certo col vento in poppa, vedo che la principale è quella in termini di scarsezza di risorse umane-economiche-massmediatiche. In altre parole, è richiesto uno sforzo maggiore alle minori risorse disponibili, pur mirando ad un risultato che sia contemporaneamente riconoscibile come ‘self’, efficace, efficiente, ma che si presti il meno possibile alla mera soddisfazione di ‘pruderie onanistico-voyeuristiche’. Ci sono poi differenze per quanto riguarda i contenuti. Sempre grazie alla maggiore omogeneità del target, è agevolata la comunicazione interna grazie ad immagini e messaggi anche più forti di quelle erroneamente considerate politicamente corretti in altri ambienti. Ed anche il linguaggio può assumere toni e contenuti più espliciti o di volta in volta aggressivi. Il rovescio della medaglia è dato anche qui dall’assuefazione, tanto più precoce quanto più il messaggio è d’urto – e dal possibile abuso o mis-uso del messaggio stesso. La disponibilità di una forse fin troppo ampia gamma di locuzioni e abbreviazioni codificate, da un lato facilita la comunicazione tra ‘addetti ai lavori’: non è tuttavia opportuno dare sempre e comunque per acquisita tale gamma di termini, per la presenza di elementi che muovono ancora i primi passi nell’ambiente, e che sempre più spesso vi si avvicinano senza aver ancora avuto tempo e modo di far proprio il relativo bagaglio culturale. Ci sono differenze anche rispetto alle tecniche, alle risorse umane e alle leve motivazionali? Sì. Dal punto di vista pratico, le campagne di prevenzione in ambiente leather sono fondamentalmente basate da un lato su flyers e articoli su stampa di settore e web, su raccolte di fondi a favore di iniziative e organizzazioni sociali e di solidarietà, ed infine, molto materialmente, sulla fornitura gratuita e ben visibile di guanti e profilattici in occasione di serate a tema, feste ed eventi simili. Circa le risorse umane: ancora una volta, se non un’arma a doppio taglio, quantomeno una medaglia con due lati ben diversi: a parte quando la comunicazione si svolge tra simili, il ‘leatherman fatto e bardato’ può costituire un’immagine sufficientemente alternativa per permettere una penetrazione del messaggio facilitata rispetto ad altri canali apparentemente più convenzionali e quindi ‘snobbati’ da alcuni. In altre parole, “Se fa safer sex lui che è così trasgressivo (sic!), posso farlo anch’io senza passare per ‘pirla’”. Ma è anche possibile che per altri gruppi di individui i leathermen restino comunque troppo inquietanti, ‘finti’, ‘pericolosi’, brutti o semplicemente vecchi per esser presi in considerazione. Infine, le leve motivazionali. Forse conosco troppo poco l’ambiente non-leather di oggi per poter evidenziare delle reali differenze. Come mia impressione personale, posso dire che forse ed in certi casi il messaggio non-leather mira ad una sessualità legata ad una vita affettiva più assimilabile alla famiglia tradizionale (coppia chiusa, sessualità più convenzionale, etc… ), mentre quello leather è più spesso orientato al ‘gioca duro, ma fallo col cervello’ – senza altre connotazioni. Ci sono anche delle analogie tra leather e non-leather? Non vedo come gli obiettivi potrebbero essere diversi tra leather e non-leather – restando in termini stretti di prevenzione/riduzione del rischio. Il discorso di base resta lapidariamente riconducibile a: "1) Evita contatti sperma/sangue; 2) Usa quel condom, e 3). Fatti il test (optional), e se positivo – 4) CURATI”. Il tutto indipendentemente da come uno si veste, se è sposato con prole, se preferisce i camionisti o gli arredatori d’interni o quant'altro. Alla luce dell’esperienza: come fare al meglio prevenzione/riduzione del rischio AIDS con MSM leather? In termini di prevenzione, vedo principalmente il pericolo dell’assuefazione al messaggio da un lato, e del bareback dall’altro. Per contrastare l’assuefazione vedo una sola via: continuare ad osservare la ‘scena’, ma soprattutto la sua evoluzione, e ad esse adattare il messaggio – non al fatto in sé. Il problema c’é ed è quello, l’abbiamo capito tutti e siamo tutti stufi di parlarne e sentircelo dire: non siamo scemi. E siamo anche vivi, quindi in evoluzione: quel che cambia è quindi la percezione del problema, le strategie auto-difensive, etc. Ovvio che dirò ancora “mettiti il profilattico”, ma voglio farlo in modo da far capire che non parlo così solo perché “sono bravo”, ma perché conosco e vivo le stesse situazioni delle persone a cui mi rivolgo. Il bareback è per me il ferro da battere oggi: non è più semplicemente ‘sesso non protetto’ – per ignoranza (??? ancora???) o superficialità, ma bareback – cioè intenzionale, quando non addirittura orgoglioso. Ieri la gente andava informata del virus: oggi va informata del ‘trend’. “Ragazzo, non spostare la tua attenzione su un virus che non vedi, concentrati su quanto ti appare di moda oggi. Domandati sempre cosa stai facendo – e soprattutto risponditi”. Ancor più – e fondamentalmente, “AMA TE STESSO”. Godi, e goditi la tua vita, ma per amore, non per disperazione. Vuoi trarre delle conclusioni a tutto questo discorso? L’ho implicitamente detto prima e lo ribadisco qui, a me stesso prima di tutti: “VOLER BENE A SE’ STESSI”. A cominciare dal coming out, che se ieri era un atto politico, oggi è la base fondamentale della sopravvivenza – fisica oltre che psicologica. Nessuna persona che non si accetta può volersi bene – indipendentemente dall’orientamento sessuale, ma anche e soprattutto a cominciare da questo. Per un sieropositivo, volersi ancora bene può essere addirittura un bene negato – forse l’unica vera grande perdita, prima ancora dell’assetto immunitario. E se ignoriamo questo presupposto, signori miei, e vogliamo continuare a sciacquarci la bocca di ‘etica’ e buoni consigli, siamo solo dei miserabili, odiosi grilli parlanti falliti. Sitografia sul leather lifestyle:http://www.enqueue.com/ria/ LCM, recapitiLeather Club MilanoCasella Postale 3750 – 20090 Vimodrone (MI) Presidente: Gustavo Ignoto Web: www.lcmilano.com E-mail: direttivo@lcmilano.com |
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