PERCHE' TANTO SPAZIO DATO ALL'HIV?

Perché così tanto spazio dato all’HIV in un sito di salute gay, o in generale di salute LGBT? Perché purtroppo la vulnerabilità della nostra comunità rispetto all’HIV è molto alta: per la precisione, è molto alta quella dei “maschi che fanno sesso con maschi” (MSM) e presumibilmente (non ci sono molti dati) delle persone trans MtoF. Le donne lesbiche o le persone trans FtoM non lo sono invece nella stessa misura. Ad oggi, per esempio, non abbiamo notizie, in Italia, di donne lesbiche che hanno acquisito l’HIV da rapporto sessuale con un’altra donna, anche se in teoria ciò è possibile.

Il primo elemento che salta all’occhio è l’alta prevalenza, cioè l’alta percentuale di persone che vivono con HIV tra i maschi che fanno sesso con maschi (MSM): in Italia si stima un 10%, che è più o meno una comunità nella comunità. Questa forte presenza “invisibile” ha risvolti importanti non solo dal punto di vista epidemiologico (di diffusione dell’infezione), ma anche dal punto di vista sociale e culturale: la stigmatizzazione, la colpevolizzazione e la strisciante lettura moralistica dell’infezione da HIV sono sempre dietro l’angolo anche dopo 30 anni di epidemia e tanti passi avanti sul piano clinico.

Da anni in Italia diciamo che l’infezione è ormai un problema soprattutto eterosessuale. Questo è vero solo in parte. Se guardiamo i dati sulle nuove infezioni annuali, è vero che sul totale delle nuove infezioni HIV ogni anno, sono sicuramente di più quelle relative a rapporti eterosessuali. Ma se guardiamo i dati di prevalenza, cioè quanto “pesa” l’infezione all’interno di una comunità e di una popolazione, gli MSM sono sproporzionatamente più colpiti rispetto alle persone eterosessuali: nella popolazione generale si stima una prevalenza ben al di sotto dell’1%, mentre tra gli MSM si stima come dicevamo una prevalenza del 10%. Tecnicamente, si chiama “epidemia concentrata”.

PERCHE’ LA MAGGIORE VULNERABILITA’

Da tempo ci si interroga sul perché l’epidemia tra gli MSM non accenni a diminuire significativamente, nonostante l’uso mediamente più costante del preservativo rispetto alla popolazione eterosessuale.

Ci sono certamente fattori individuali e comportamentali (cioè che dipendono da individuo a individuo e dai singoli comportamenti) che sostengono l’epidemia, come per esempio la numerosità dei partner, il non uso del preservativo nel sesso anale, l’uso di droghe eccitanti prima e durante il sesso. Tuttavia non è questo che sostiene e alimenta l’epidemia.

Ci sono purtroppo diversi fattori strutturali, cioè in una certa misura indipendenti dalle scelte comportamentali del singolo individuo, che ci rendono particolarmente vulnerabili e che costituiscono “la brace sotto il fuoco”:

  • la prevalenza stessa, che fa sì che per ogni nuovo partner ci sia una probabilità alta di incontrare una persona che vive con HIV, probabilità che è totalmente diversa da quella sperimentata dalle persone eterosessuali.
  • il sesso anale (sia insertivo sia ricettivo), la pratica sessuale che ha in assoluto la maggiore capacità biologica trasmissiva: è vero che anche le persone eterosessuali fanno sesso anale (e nella misura in cui lo fanno la probabilità del rischio è uguale), ma gli MSM sono una popolazione che ha anatomicamente solo questa possibilità erotica per quanto riguarda il sesso penetrativo genitale.
  • la "versatilità dei ruoli", che distingue gli MSM dagli eterosessuali, ovvero la maggiore probabilità di essere sia ricettivo sia insertivo nel sesso anale, ciò che chiamiamo anche impropriamente, in gergo, “passivo”, “attivo” o “versatile”. I due ruoli penetrativi hanno due probabilità biologiche diverse di infezione, maggiore per il ricettivo e minore per l’insertivo. Tuttavia, la netta separazione dei ruoli penetrativi negli eterosessuali fa si che nella popolazione generale non ci sia un mix di “alte probabilità” di infezione tra le due popolazioni di genere (donne e uomini, dove le donne sono “più a rischio” in quanto “ricettive”). Tra gli MSM, invece, questo mix è più facile proprio per via della “versatilità” dei ruoli: un MSM insertivo che sia anche ricettivo ha una maggiore probabilità di infettarsi (cosa che non accade ai maschi eterosessuali), e una volta acquisito l’HIV ha anche una più alta capacità di trasmettere. Se per ipotesi tutti gli MSM fossero versatili il “più alto rischio” biologico riguarderebbe egualmente tutti.
  • la conformazione delle reti di rapporti sessuali (network sessuali). A volte le reti di rapporti sessuali tra alcuni MSM possono essere a più alto rischio: "ampie", cioè caratterizzate da diversi partner che a loro volta hanno poi altri partner; "dense", cioè con una probabilità alta di fare sesso con persone con cui anche i nostri partner hanno fatto sesso, trattandosi di una popolazione relativamente piccola; "mobili", caratterizzate da maggiore mobilità geografica sessuale, da e per l'Italia; caratterizzate da “concurrency”, ovvero dall’incontro con partner diversi in uno stesso periodo di tempo. Le caratteristiche di questi network a più alto rischio, unite all’alta infettività (alta carica virale) della fase primaria e acuta nel primo mese e mezzo di infezione HIV, creano di per sé un effetto di accelerazione dell’epidemia: se una persona è inconsapevole di avere acquisito l'HIV e ha rapporti non protetti con più partner durante il primo mese e mezzo di infezione, l'infezione si trasmette potenzialmente in modo rapido e a catena. Siccome la nostra è una comunità relativamente piccola, la permeabilità e dunque il contatto tra network sessuali diversi è molto alta: potenzialmente, quindi, l’epidemia tra network a più alto rischio e network a più basso rischio può correre più velocemente e più facilmente.

AFFRONTIAMO UN DRAMMATICO RITARDO CULTURALE

Purtroppo trent’anni di uso omofobico e sessuofobico dell’HIV/AIDS ci hanno disabituato a pensare nel dettaglio alle caratteristiche specifiche della nostra vulnerabilità e a pensare una prevenzione mirata e più adatta alla nostra comunità.

Così preoccupati di essere additati come untori, soggetti immorali o come ulteriore problema sociale, abbiamo fatto quel che potevamo per salvare la nostra gente, sostituendoci di fatto ad uno Stato assente se non addirittura ostile nel periodo di massima emergenza, tra gli anni ’80 e ‘90: abbiamo distribuito preservativi, fatto comunicazione, fornito informazioni e assistenza.

Poi a metà anni ’90 sono arrivate le terapie efficaci, la mortalità per AIDS è crollata, ma è rimasta l'HIV, il tabù sull'HIV/AIDS e la paura di quell’uso omofobico e sessuofobico dell’infezione.

Eppure in teoria anche la salute sessuale è (e dovrebbe essere) un diritto: l’accesso alle informazioni e ai mezzi di prevenzione (tutti) dovrebbe essere un diritto. I preservativi e i lubrificanti sarebbero in teoria classificati come “presidi medici”, non come “prodotti di morale pubblica” da guardare con sospetto. Lo Stato ha un capitolo di spesa diretto alla prevenzione in generale, e nella prevenzione dovrebbe esserci in teoria anche un sotto capitolo HIV. Tutto ciò in teoria. Perché la realtà è che le informazioni fornite da chi è deputato a farlo (ed è pagato per questo) sono vaghe e generiche, il preservativo e in generale salute sessuale rimangono un tabù (figuriamoci il lubrificante per, udite udite, il sesso anale!), e spulciando bene tra bilanci di Stato e Regioni ci si accorge che nulla o quasi nulla, ancora oggi nel 2014, è dedicato all’HIV.

Lo Stato italiano non solo non è partner delle comunità che governa nello sforzo di prevenzione e di tutela della salute sessuale, ma continua ad essere attraversato da “pressioni” che costituiscono una vera minaccia per il potenziale uso politico omofobico e sessuofobia dell'infezione. Secondo lo Stato italiano nel nostro paese il sesso non si fa e le persone LGBT non esistono. E questa finzione è ancora un bel problema.

Per questo la nostra comunità è chiamata ancora oggi ad essere più consapevole e a sentirsi coinvolta e unita attorno alla propria invisibile “sotto-comunità”. Ancora oggi siamo chiamat* ad un maggiore sforzo. Non solo per sostituirci di fatto ad uno Stato latitante. Ma anche per spronarlo politicamente ad innalzare i suoi standard di salute pubblica lanciando un messaggio: l’uso omofobico e sessuofobico dell’HIV è semplicemente meschino, vergognoso e ignorante, peggiora solamente la situazione e ci mette in posizione equivalente ai paesi del Terzo Mondo.

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