IL "TEST ELISA" DI TERZA GENERAZIONE

Il test comunemente utilizzato come test HIV è il test "HIV-Ab", che rivela la presenza nel sangue di anticorpi "anti-HIV" (“Ab” sta per anticorpo, “antibody” in inglese), prodotti dall'organismo per contrastare il virus. Poiché il test HIV Ab viene spesso eseguito con il metodo ELISA, esso viene comunemente indicato come "test ELISA". Il test dunque non cerca il virus, cerca gli anticorpi!

Precisamente, quando si parla di test ELISA riferendosi al test dell'HIV, ci si riferisce al test che cerca nel sangue gli anticorpi diretti contro gli antigeni presenti nell'envelope del virus, cioè nella sua parte esterna. Ci sono invece anche test (spesso chiamati test COMBO, di cui parleremo sotto), che trovano anche un antigene specifico del core del virus, cioè della sua parte interna.

Presso alcune strutture pubbliche il test ELISA può essere effettuato gratuitamente, anonimamente e senza impegnativa del medico. In ogni caso, anche quando il test non è anonimo (per esempio se viene chiesta la tessera sanitaria), è strettamente confidenziale, cioè il nome non viene pubblicizzato in alcun modo.

Precisamente, il test può essere eseguito gratuitamente (e in modo anonimo o confidenziale):

  • nei Reparti Malattie Infettive degli Ospedali pubblici, anche senza impegnativa del medico
  • nei Centri di cura delle M.S.T. (Malattie Sessualmente Trasmissibili), dove nella maggior parte dei casi non dovrebbe essere richiesta impegnativa del medico.

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QUANTO ASPETTARE DOPO UN POSSIBILE RISCHIO: IL “PERIODO FINESTRA”

Se lo scopo è avere una risposta rispetto ad un contagio eventualmente appena avvenuto, è inutile fare il test ELISA subito dopo. infatti, quando il virus HIV penetra nell'organismo, gli anticorpi anti-HIV non si formano subito: esiste il cosiddetto "periodo finestra", durante il quale si è stati contagiati e si è contagiosi, ma nell'organismo non è ancora avvenuta la sieroconversione, ossia «non si è ancora diventati sieropositivi», cioè non si sono ancora formati gli anticorpi specifici anti-HIV.


Durante il periodo finestra il test risulta negativo sebbene si sia stati infettati e si sia capaci di trasmetterlo. Anzi, come abbiamo già detto, questo è proprio il periodo di maggiore capacità infettiva, perché la replicazione del virus è in un momento di massimo picco.

Il periodo finestra dura mediamente:

Si tratta di stime di tempo medio: vuol dire che nella maggior parte dei casi i tempi sono questi, ma in alcuni casi potrebbero protrarsi fino ai tre mesi. Per questo oggi l’indicazione generale è che a 3 mesi si è sicuri del risultato eventualmente negativo.

Tuttavia, fare il test subito dopo il possibile evento a rischio può comunque essere d’aiuto per stabilire se non vi sia stata già una precedente infezione, e aiutare a “datare” meglio una eventuale infezione che dovesse risultare visibile al test solo successivamente, forse proprio quella legata all’evento a rischio.

I “tempi” consigliati per il test sono quindi:

  • subito dopo il rapporto a rischio, solo al fine di rilevare un’eventuale infezione già precedente ad esso (quindi che non c’entra con esso);
  • dopo un mese dal rapporto a rischio, al fine di superare la durata media del periodo finestra, in modo che un risultato negativo cominci a dare un po' di tranquillità (nella maggior parte dei casi è già una risposta ragionevolmente certa, soprattutto con test di quarta generazione) ed in modo che un risultato positivo permetta di agire tempestivamente;
  • dopo 3 mesi, che è la durata massima che potrebbe servire agli anticorpi per svilupparsi in alcuni casi minoritari, e in questo caso un risultato negativo ha un valore definitivo. 

Un risultato positivo del test ELISA o COMBO non è mai una diagnosi certa al 100%, necessita sempre di un test di conferma, noto come test Western Blot, per una diagnosi certa e definitiva.

I TEST DI QUARTA GENERAZIONE: TEST “COMBO” PER LA DIAGNOSI PRECOCE

Oltre ai classici test ELISA, sono sempre più diffusi anche test per la diagnosi precoce, cioè test che riescono a dare una risposta in un tempo minore rispetto al tempo medio del periodo finestra col test ELISA. A parte i test NAT (o PCR qualitativa) che vanno a cercare direttamente pezzi genetici di virus anziché i suoi anticorpi, sono sempre più diffusi test di quarta generazione definiti "COMBO", ovvero combinazioni di “ELISA HIV Ab +  test dell’antigene p24”: in altre parole, cercano sia gli anticorpi, sia l'antigene p24.

L’antigene p24 è una proteina presente nel cuore del virus HIV-1, cioè nella sua parte interna. Questa proteina si forma prima dello sviluppo degli anticorpi, è indice di un’elevata moltiplicazione del virus ed è rilevabile nel periodo immediatamente successivo al contagio (e nelle fasi avanzate della malattia).

L’antigene si può trovare già da 2 settimane dopo il possibile contagio (tra le 2 e le 6 settimane), ma successivamente potrebbe anche negativizzarsi; mediamente diventa positivo dopo 16 giorni dal contagio. È da precisare però che, anche nel periodo indicato, la positività di questo test è largamente probabile (se c'è un'infezione) ma non certa, di conseguenza un suo risultato negativo non ha un valore definitivo ed occorre comunque effettuare il test ELISA dopo 3 mesi per conferma.

C'è inoltre da precisare che questo test è relativo solo all'HIV-1 e non all'HIV-2. Tuttavia l'HIV-2, a causa della sua minore contagiosità, è diffuso solo in Africa occidentale, pertanto la sua presenza in Italia è ridotta a casi isolati.

Ormai, la grande maggioranza dei laboratori, quando si richiede un test HIV, non effettua più solo il comune test HIV Ab, bensì un test combinato HIV Ab-p24

I TEST RAPIDI HIV

Ci sono in commercio su internet, e a volte offerti in Italia da centri clinici o da associazioni LGBT o di lotta all’HIV, diversi test rapidi per l’HIV, ovvero test che in 20 minuti danno un risultato. Sono sempre test ELISA che lavorano sugli anticorpi, o sono test COMBO, ma non sono mai test che cercano direttamente il virus.

 Ce ne sono di due grandi famiglie, in base al tipo di "prelievo":

  • su sangue con puntura su dito;
  • su saliva.

La performance di questi test in termini di sensibilità e di specificità è buona e simile a quello standard con prelievo venoso. Di solito perdono più in specificità. Cosa vuol dire? Sensibilità è la capacità di un test di riconoscere un soggetto che ha l'HIV come positivo. La specificità invece è la capacità di un test di riconoscere un soggetto che non ha l'HIV come negativo. L’errore eventuale è più spesso sulla specificità, ovvero è più facile che siano trovati “falsi positivi”, cioè che un risultato positivo al test rapido risulti poi negativo (correttamente) alla conferma.

Per i test salivari ci sono alcune accortezze tecniche da rispettare: ad esempio non aver mangiato, bevuto o fumato nell’ultima mezzora. 

Su questi test, tuttavia, si raccomanda ancora di più di rispettare i tempi del periodo finestra, perché sono quasi tutti test ELISA su anticorpo e sono talvolta leggermente meno “performanti” del test standard fatto su sangue con prelievo venoso.

L’unico test COMBO attualmente in commercio è l’Alere Determine™ HIV-1/2 Ag/Ab Combo: si tratta di un test che ricerca, come gli altri COMBO, sia anticorpi sia antigene p24, e può essere utilizzato per la diagnosi precoce.

Anche in questo caso si raccomanda però di rispettare i tempi previsti per il periodo finestra e di utilizzare i risultati emersi dai test fatti prima dei tre mesi come “indicazioni preliminari”, e mai come risultati certi.

SAPERE PRESTO: TEST OGNI 6 MESI E PREFERIBILMENTE TEST “COMBO”

Agli uomini che fanno sesso con uomini, soprattutto se non in coppia monogamica, la raccomandazione viva è quella di fare il test come abitudine routinaria almeno ogni 6 mesi, o più frequentemente in relazione anche alle proprie abitudini sessuali.

Abbiamo già spiegato come “sapere” sia oggi la strategia più efficace. Aggiungiamo “sapere presto”, quindi dove possibile conviene informarsi sul tipo di test che viene utilizzato e capire se quello che viene fatto è un test COMBO di quarta generazione o meno.

Anche per le coppie monogamiche è raccomandato un test almeno ogni anno. Se c’era già un’abitudine al test frequente, vale la pena mantenere quell'abitudine e negoziare quindi con il proprio partner il mantenimento di quella prassi motivata dal valore primario della propria salute.